lunedì 26 maggio 2014


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domenica 1 maggio 2011

Castagne

Primo maggio 2011: ho "scoperto" come nascono le castagne:



Non lo avevo mai osservato in precedenza.

venerdì 29 aprile 2011

Ero presente

Settanta anni fa ero presente.

1940-2010 settanta anni durante i quali sono stato presente e ho partecipato da comune cittadino.


10 giugno 1940 - 2010




Qui sono nato, nel primo fabbricato a destra, al primo piano, a Treviso.


Cosa significa partecipare da comune cittadino ai fatti della storia del proprio Paese.

Tu sei presente mentre i fatti succedono.

Tu sopporti le conseguenze dei fatti che sono successi nel tuo Paese.

Tu paghi per i fatti che sono successi nel tuo Paese.

I tuoi parenti pagano assieme a te per i fatti che succedono nel tuo Paese.

Il concetto di Paese è limitativo; infatti ciascun uomo paga per i fatti che succedono nel mondo intero.

Noi viviamo senza avere presente quanto a ciascuno di noi costa la gestione del mondo.

La gestione di noi stessi e la gestione del mondo: concetti astratti, a noi estranei.

In questo modo molti fatti accadono, anche se essi sono fatti negativi per ciascuno di noi. I fatti non appartengono alla nostra capacità di gestione.


Essere un cittadino comune nel significato di vivere un'esistenza normale.

Avere l'età o occupare una funzione per sopportare i fatti della vita in modo più diretto.

A qualcuno tocca di dover sopportare un prezzo più pesante, rispetto ad un altro.

Tu cerchi di capire perché a te il fatto costa più caro rispetto al resto del mondo.

Io sono nato il 4 giugno del 1940, appena sei giorni prima che l'Italia dichiarasse guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.

Io sono entrato in questa avventura perchè è capitato, o questo fatto doveva capitare a me.

La guerra ha determinato la mia prima infanzia e settanta anni dopo io continuo a pagare il prezzo di una scelta che non è stata mia.




Iniziare a vivere non è stata una scelta mia.

Nel presente

Nel presente 6 giugno 2010.

Vivo il mio giorno numero 25569 e l'ho iniziato come è mia abitudine. Passo dal letto al computer. Mentre mi vesto e attendo che il computer si sia avviato, penso all'attività che svolgerò oggi al computer. Arriva il momento che il computer è pronto e attende le mie iniziative.

Cosa farò dopo che avrò iniziato a operare con i miei computer è attività che non so prevedere. Inizio in qualche modo e il seguito sopraggiunge, come il giorno numero 25569 è il seguente a quello numero 25568.

Posso realizzare qualcosa per me interessante, come posso concludere questo giorno con pochi risultati. Ho davanti una tela bianca che aspetta solo che io tracci sopra la sua accogliente superficie tante pennellate di tanti diversi colori.

Quale sarà il risultato di questa attività?

E quale sarà la qualità di questo dipinto?

Non è facile rispondere a queste domande. Sarebbe come pretendere di capire come finirà il senso di venire meno che ho appena superato. Esso è giunto alla testa. Al lato sinistro, davanti. O così mi è sembrato di capire. Tento con sempre maggiore impegno di capire cosa mi succede dentro. Non capisco questo disagio che si presenta spesso. Forse a causa del poco riposo che sono riuscito a concedermi la notte appena trascorsa.



Questa pagina assomiglia a un diario. Vivo annotando il mio presente. Come programma per il mio futuro mi limito a valutare come farò colazione tra circa un'ora. Questo costituisce uno spazio di tempo sul quale posso sperare di essere qui, assieme ai miei contemporanei.

Maria

28 maggio 2010.



Una telefonata ricevuta da Augusta alle ore 06:45 del mattino.



Maria ci ha appena lasciati.


Senza entusiasmo, un'altra corsa a raggiungere gli avi.




Maria era sola nel momento del suo decesso? No! Maria era assistita da sua figlia Francesca.

Sono passate appena tre ore dal decesso di Maria. Sono passate sei ore, adesso.

In noi si affaccia la consapevolezza che si è trattato di una liberazione dalla sofferenza.

In noi sopraggiunge un accresciuto sentimento di affetto verso la persona che ci ha lasciati.

Faccia di tolla

8 maggio 2010

Questo vecchio detto ha una sua attualità intramontabile. La tòlla è la latta, merce di valore evidentemente inferiore all'oro. Ma in milanese "faccia de tòlla" vuol dire faccia tosta, improtitudine e anche ardimento nel sostenere le proprie azioni. Il detto "vâr pussée la tòlla de l'òr", che letteralmente vuol dire: val più la latta dell'oro, ha un suo profondo significato metaforico, perchè vuol insegnare che il coraggio, la disinvoltura, il sapersi fare avanti rende talora più della ricchezza. L'espressione viene usata sovente in senso scherzoso e indulgente, altre volte però la si usa anche per manifestare un giudizio piuttosto severo su contegno sfrontato di una persona.



Non essendo milanese e quindi equivocando sul significato di tolla, ecco un'immagine catturata a Millbrook (Alabama) nella quale ho individuato una faccia, per uno scherzo della natura.

Presenza in Internet

La storia personale ha la funzione del nostro passato.



Considerazioni sul tema della presenza in Internet.



26 aprile 2010




Con la stessa passione di recitare la preghiera del mattino, considero il tempo che dedico al mio essere presente in Internet.

Tento di valutare cosa mi costa questo desiderio di essere presente in Internet e se si tratta di un mio desiderio serio, o di una mia passione che dura da troppo tempo.

Non sono capace di arrivare a una conclusione. Il comporre una pagina web è attività che mi appassiona. Questo lavoro però richiede molte conoscenze, sempre nuove. Questo aspetto comincia a stancarmi.


Si intravvede che mi sto stancando?