Anno 1947, l'ottavo della mia storia.
1947, l'anno in cui l'Italia firma a Parigi il trattato di pace e io sono promosso e inizio la seconda classe elementare. Situazioni di disagio quasi identiche.
Per i più fortunati che poterono averne una copia fu l'anno del fumetto di Erpinotto. Il premier Berlusconi nel 2010 ha ricordato Erpinotto ricostruttore, quell'eroe dei fumetti propagandistici americani che subito dopo la seconda guerra mondiale faceva il giro dell'Italia con navi e treni carichi di aiuti.
Io ero impegnato a frequentare la prima classe nella scuola elementare Manzoni, in Via Barberia, nella mia Treviso. Insegnante Flavia Sartorello Sartori, la prima che mi picchiò all'improvviso, raggiungendomi alle spalle, a causa di una mia semplice scoperta, da me scritta in evidenza nella mia carta assorbente.
Nella mia classe le occasioni per prendere botte e spintoni da tutti, colpi di canna dal capoclasse tanto più grande di me, erano abbastanza frequenti anche perché dovevamo essere in tanti scolari e di diverse età, causa la guerra, probabilmente.
E sempre a mia insaputa quanti altri avvenimenti caratterizzarono il 1947. Dal compagno di scuola che mi strappò il mantellino rosso con cappuccio appena indossato, e che non ebbi mai più di uguale negli anni che seguirono, a Fausto Coppi che vinse il Giro d'Italia davanti a Gino Bartali. Ma non solo, perché non esisteva quiete né a casa mia, ma neppure fuori casa, sebbene io non ho ancora capito bene e del tutto ciò che successe nell'anno 1947.
Fu anche l'anno del mio primo distacco dalla famiglia per andare in corriera a Jesolo, in colonia per un mese, presso la Croce Rossa. La colonia era un'istituzione che si faceva carico del soggiorno estivo dei bambini, in località di villeggiatura.
Prima di andare in colonia alla Croce Rossa di Jesolo, a casa mia arrivò Gianni, anzi un essere alquanto sul brutto, che si presentò senza essere atteso da me. Ricordo che, nonostante con la scuola dovessi essere appena andato in vacanza, e quindi stavo per abituarmi a qualche minuto di sonno in più, quel mattino, ad ora insolita, ero già al Caffè Teatri, sotto casa, assieme a mio zio Pietro, che forse era l'unico presente dietro al banco. Sicuramente non erano là mia mamma e mio padre. Io ricordo, come fosse adesso, che dovevano avermi creato uno stato di attesa, ma non ricordo per cosa. Ricordo invece una sensazione di disagio che esprimevo muovendo le dita delle mani congiunte tra loro e che mi trovavo nei pressi della porta che dal caffè portava alla scala dalla quale in due rampe e con 17 scalini si raggiungeva casa mia. Io avevo contati gli scalini.
Non bastò questo fatto capitato all'improvviso. Fu la delusione per l'arrivo del "fratellino" che subito non mi entusiasmò, e poi la successiva partenza per la colonia, per la prima volta, da solo per un intero mese e ritengo appena cinque o sei giorni dopo, in luglio o al massimo in agosto 1947.
Arrivi improvvisi, come forse l'anno prima per mio zio Pietro, e nel 1947 di zia Erina, con altrettanta improvvisa partenza, poco dopo e per sempre, di Pietro ed Erina, partenza che non capii mai. Che traffico di persone in quegli anni a casa mia!