mercoledì 27 aprile 2011

Lavoro


Il lavoro di chi?

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Sarà vero. L'Italia è una Repubblica democratica. Questo sta scritto nella Costituzione.
Io so che è scritto così e ne andavo fiero. Ora non più. Anche se me ne sto a casa mia.
Quando esco, per una qualunque necessità, di solito mi muovo a piedi e incontro una dopo l'altra situazioni che mi mettono in difficoltà e che mi portano a considerare che sono cittadino della Repubblica democratica.
O a 66 anni compiuti non ho capito cosa debba significare Repubblica democratica, oppure il semplice fatto di trovarmi in giro per la mia città, a piedi, tra gente e traffico, costituisce una situazione che non ha nulla con quello che riterrei essere un'organizzazione democratica.

Dalla difficoltà di capire cosa mi dovrei aspettare dalla Repubblica democratica, passo in un niente al secondo attributo scritto nella Costituzione, quello che riguarda il lavoro. La Repubblica democratica è fondata sul lavoro. Ma sul lavoro di chi è fondata la Repubblica democratica?
Il mio può essere uno stato di insicurezza che cresce al pari dell'età e, non escludo che sia questa sensazione di insicurezza che mi porta a lamentare un'organizzazione che mi circonda, determina, vincola, e verso la quale io conto sempre meno.
E domani? Come sarà l'organizzazione che già mi mette in difficoltà?
E poi, di quale organizzazione sto farfugliando? Perdo colpi? Oppure sono ancora fermo ai concetti di Repubblica democratica fondata sul lavoro? E sono fermo nella ricerca di chi sia il lavoro che fonda la Repubblica?
Semplifico il tutto e mi concentro sul lavoro, quello che non determina più la mia giornata di recente percettore di pensione di anzianità.
Sempre più prolisso! Con un qualunque ragionamento, se riesco a seguirlo, tendo a far notte. Deve essere una forma di risposta al senso di solitudine che un po' si fa sentire nella mia quotidianità.
La domanda iniziale tendente ad individuare sul lavoro di chi si fonda la Repubblica democratica, non arriva a conclusione e temo che per oggi non arriverò più avanti di questo impasse.
Non insistere può anche significare evitare un'embolia. E di fronte alla salute, dono prezioso, occorre avere rispetto.


Sono trascorsi altri cinque anni da quando ne contavo 66. E riguardo alla domanda su di chi sia il lavoro sul quale si fonda la Repubblica italiana, non ho fatto un solo passo avanti.