giovedì 28 aprile 2011

3 gennaio 2008

Le feste stanno andandosene, gli auguri ce li siamo fatti.

Rientriamo della normalità.

Dalla Befana non mi aspetto nulla da circa sessant'anni, né ho da pensare a bimbi che già non abbiano oltre il superfluo. Forse posso riprendere la quotidianità rappresentata anche da immagini che vengono, si concretizzano, lanciano un messaggio e svaniscono, accentuando una sensazione per la quale mi chiedo, ormai con ricorso scontato, se la loro provenienza dipende dalla "carta d'identità", espressione usata di recente dal mio medico di famiglia per giustificazione di certi sintomi che gli esponevo.

Come dire: hai i tuoi anni, accontentati e considerati nella norma. Giusto! Perfino il riproporsi di situazioni vissute va riconsiderato per vivere il presente e non di ricordi, o di attese. Ciò che conta sempre di più è il momento presente che va preso tutto. Come un boccone di cibo, masticato quanto conviene e "trasferito" al cervello prima di mandarlo giù. Provare per credere. Quotidiano esercizio di sano godimento del presente.



Gianni, mio fratello che aspetta da me tavole dipinte in quantità, nel augurarmi un 2008 appropriato ha scritto: "Aspettando che ti passi la poltronite che ti ha caratterizzato da alcuni mesi in qua" e ne ha di ragioni per spronarmi in questo modo, eppure non percepisco il tempo che passa e che mi occupa quasi esclusivamente in un'attività.

Tanti modelli di pagine web in questi mesi recenti, nessuno finito compiutamente, perché mi mancano conoscenze e per acquistarle a me occorre tanto tempo, sicuramente oltre la misura media. Rientra nella mia normalità e sostengo da tempo che neppure tento di promettermi un cambiamento. Sono così, prendere o lasciare, senza alternative serie. Arriverò se potrò altrimenti voleva dire che non dovevo arrivare, ma basta. Il futuro non va sollecitato, nel mio caso mai!